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Ski Report: 18-19 Apr 2010 - Alta Madre dei Camosci - Gruppo del Jof Fuart (alpi giulie)
Contributed by Mac751 on Venerdì, aprile 23 @ 08:51:09 CEST

In arancio la salita al Jof Fuart, in viola la salita alla Madre dei Camosci Mille programmi, mille idee, mille contatti. Quando poi il cielo decide di cambiare le carte in tavola ecco che come sempre si cerca di ottimizzare, rimediare, adattare. Quello che mi resta di questi due giorni anomali, di domenica e lunedì, passati con Daniel, sono fatiche, inquietudini, qualche piccola paura poi vinta, e con esse anche delle grandi soddisfazioni una volta terminata l'avventura.


Le Giulie mi hanno insegnato in questi due giorni che devo fare ancora tanta strada in montagna, anche vedere Daniel e la sua sicurezza in certi passaggi mi ha convinto che la mia progressione non possa prescindere da un impatto importante - e non solo lieve e discontinuo - con il mondo dell'arrampicata. Già, perchè qui arrampicano tutti, la montagna cattiva lo impone, se no non vai quasi da nessuna parte.
Ritorniamo alla gita. Il weekend inizialmente previsto, con Daniel ma anche Martina, Giacomo ed Enrico è saltato per via della breve perturbazione che ha scombinato i piani, prevista solamente poche ore prima dell'evento. Quindi si slitta di un giorno, con Daniel e Giacomo, mentre Enrico sale ugualmente sperando in una finestra di buon tempo per provare qualcosa. Da lui ci arrivano notizie costanti ma purtroppo è costretto a restare pressochè al bivacco per la mattina di domenica, dopo una cena frugale a causa di un accendino dimenticato.
Noi, spinti dalle buone previsioni per lunedì saliamo nel primo pomeriggio di domenica verso la zona dei laghi del Predil, armati di buona volontà e con l'idea di raggiungere per la notte il bivacco nominato come locale invernale del rifugio Corsi, in realtà totalmente indipendente. Fino all'ultimo Giacomo prova a liberarsi per raggiungerci, anche in serata, ma non riesce nell'intento lasciandoci soli.
L'ultima spolverata del giorno precedente non ci consente di risparmiare un lungo avvicinamento sulla strada forestale troppo poco innevata, e i primi 300m di dislivello li dobbiamo fare con zaino e sci in spalla, devastandoci per bene la schiena a causa della ferraglia, delle scorte di liquidi e del materiale da bivacco. Poi finalmente le pelli e, dopo aver incontrato un paio di escursionisti scendere, giungiamo rapidamente a Malga Grantagaar, dove finisce la forestale e parte il sentiero "dei tedeschi" verso il rifugio. Da qui l'indicazione estiva dà 45' a su, ma sappiamo già com'è e non ci illudiamo certo che i tempi siano quelli. Seguendo di tanto in tanto la flebile traccia di Enrico del giorno prima giungiamo zigzagando e con qualche togli-metti alla cengia attrezzata con cavo metallico, un piacere da fare così carichi, ma che non crea alcun problema.
Poi qualche inversione e siamo alla base di un ripido canalino nevoso che dovrebbe sbucare a poca distanza dal rifugio. Mettiamo gli sci nello zaino e prendiamo a salire, anche se dopo poco Daniel mi distanzia decisamente a causa delle mie indecisioni su un piccolo scalino roccioso che con gli scarponi mi risulta insidioso.
Daniel scompare dalla mia vista e io continuo sulle sue traccie finchè ormai quasi rilassato alla fine del canale mi sprofonda una gamba in una traccia senza fondo - che poi scoprirò essere stata infima anche per Daniel - causandomi un'uscita molto problematica da scavare con le mani, decisamente esposto su tutto il canalino (150m). Con molta fatica e tempo perso recupero i mughi di fianco e appigliandomi a loro mi tiro fuori bene dal tratto ripido senza caricare troppo i passi.
Ok, rimetto gli sci mentre la luce ora cala sensibilmente, però so di essere molto vicino al bivacco e non me ne preoccupo, anzi vado con molta calma piuttosto distrutto dall'ultimo tratto appena salito. Seguo la traccia di Daniel che per arrivare al bivacco ha preso una tangenziale infinita, ma vabbè, siamo arrivati!
Daniel ha intanto avuto il tempo di spalare la neve della giornata - circa 20 cm - fuori dall'entrata del bivacco e si mette a preparare la zuppa mentre io mi assesto. La cena è ottima, un po' di salame come aperitivo, zuppa d'orzo e legumi con qualche wurstel tagliato dentro, un panino preparato a casa, una tazza di the. Ok, possiamo riposare ora. In realtà non ci riesce troppo, riposiamo ma di dormire vero saranno un paio d'ore per entrambi, non di più, il resto è dormiveglia comunque piacevole, il sacco a pelo tiene e ho potuto dormire leggero nei cinque gradi dentro al bivacco.

Ci svegliamo alle cinque e mezzo in modo di poter fare una degna colazione con calma: latte, biscotti, cioccolata, pane e marmellata. Poi ci prepariamo lasciando il superfluo sui letti, tanto pensiamo che non verrà molta gente in questo lunedì. Son quasi le 7 quando ci allontaniamo dalla zona del rifugio per attaccare quasi subito le prime balze rocciose intervallate da chiazze di neve e piccoli canaletti. Il tempo di fare qualche foto e un paio di inversioni ed eccoci. Daniel, arrivato qualche momento prima, mi informa che è già ora di ramponare.
I pochi metri sopra di noi, un po' esposti, sfioreranno i 60 gradi e quindi è ora di svegliarsi del tutto. Mi armo di doppia picca e con qualche tentennamento iniziale per prendere il ritmo e abituarsi al passo subito così ripido risalgo fino ad un'ampia zona meno pendente, anche se ormai le amate piccozze le terrò sempre in mano per non perdere altro tempo.
E' ora di decidere cosa fare: sulla sinistra ci guarda la cima regina del gruppo, il Jof Fuart e la sua parete SSE, un po' pelata in alto e con un passaggio critico in basso che da lontano sembrava completamente innevato, da qui capiamo che - anche se per pochi metri - non sarà così facile. Sulla destra siamo coperti, ma abbiamo già studiato la via verso le Madri dei Camosci, incise da un bel canale finora sceso solo dal compianto Rumez quindici anni orsono. Il sole è forte, e la salita verso il Fuart ci sembra possa riservare qualche sorpresa in più del canale di là, per cui optiamo per avvicinarci a quello.
Fin qui arrivo con gran fatica ma il pendio lievemente più dolce e il ricongiungermi con Daniel mi ha fornito nuove forze, per cui prendo un passo e una convinzione migliori. Arriviamo alla base della strettoia del canale, la neve sembra molto buona. Una piccola pausa per ragionare negli unici metri che formano un piccolo punto di piano e mentre ci rilassiamo facciamo i nostri ragionamenti, che ci spingono - soprattutto per la buona qualità della neve - a salire.
Superiamo di buon ritmo la zona stretta fino a che sappiamo che la parete dell'Alta Madre dei Camosci va risalita sulla sinistra. Ci stacchiamo quindi dal canale principale che porta a una piacevole e comoda sella sopra di noi ingaggiando un pendio decisamente molto ripido e al cui termine un passaggio esposto ci conduce a un punto dove è possibile sostare nuovamente e ragionare. Non siamo lontani dalla cima ma un paio di indizi ci inducono a non proseguire. Sopra di noi c'è ancora un piccolo e ripido pendio nevoso ma sopra ad esso, senza soluzione di continuità, il pendio diventa non sciabile (tolti poi gli ultimi metri per la vetta). Qualche scarichetta di troppo dai pendii vicini, poi, ci suggerisce di scendere senza ritardare troppo la pratica.
E' un peccato, ma abbiamo poi ragionato che serva andare qualche settimana prima nella stagione a fare la discesa integrale, perchè la parte alta che volge a SE si pela facilmente. Siamo contenti così, anche se a quel punto potevamo puntare la sella e cambiare attrezzatura più comodamente facendo il canale interamente.
Scendiamo. I primissimi metri così esposti e dovendo testare la neve creano qualche piccola apprensione, ma subito ci infiliamo sul primo pendio molto ripido, che sarebbe più piacevole senza il duro che sentiamo sotto il primo strato di neve trasformata. Quando pieghiamo nel canale la neve migliora, è più asciutta, ma permane sotto uno strato per cui non si può dare troppa confidenza. Qualche buona curva nella parte terminale del canale rimasta in ombra e poi comincia la ricerca della via per superare le balze rocciose sottostanti.
Puntiamo inizialmente la nostra via di salita, ma il canaletto molto ripido scarica subito scoprendo le rocce, per di lì si può ma preferirei evitare di scendere coi ramponi per cui esploriamo la cengia puntando verso Forcella Mosè in piano.
Alla fine troviamo un passaggio e i ricordi di quello che abbiamo visto da sotto ci invitano ad una gimcana che si rivelerà perfetta fino ai piani sottostanti, che ci riportano al bivacco su un piacevole firn.
E' il momento del relax, sono quasi le 11 e dopo una tazza di thè fatta sul momento ci carichiamo di tutto e riprendiamo la discesa dopo un omaggio a Enrico sul libro di via del bivacco.
Qualche curva piacevole, il ripido canale dell'andata coi miei problemi a disarrampicare una decina di metri scoperti dal caldo della mattinata, la cengia attrezzata a ritroso, i mille togli-metti del pendio fino alla brevissima risalita verso Malga Grantagaar. Sono perfettamente distrutto. Daniel mi ha seminato ancora, e ha imboccato la stradina dove ormai sono in piena crisi perchè non riesco più a curvare e mi sembra che la stanchezza sia un motivo troppo banale per giustificarlo. Guadagnamo più metri che possiamo in discesa, ma a un certo punto dobbiamo arrenderci all'avanzare della primavera ed è tempo di caricare gli sci in spalla nuovamente, mancano i soliti 300m di dislivello della forestale, e poi è fatta.
Dannato il mondo, mi accorgo ora di avere uno dei due scarponi in modalità "walk", ecco probabilmente il perchè non riuscissi più a curvare. Il dubbio e la cosa più probabile è di averlo lasciato così dalla salita, in effetti ho sentito di sciare male ma non sono stato così sensibile dal capirne perfettamente il perchè, dando la colpa alla neve incostante. D'altro canto in cima ero molto stanco, è possibilissimo che mi sia distratto. Vabbè, ormai...
Una mezzoretta e siamo giù alla macchina in un trionfo di vesciche. ora siamo più rilassati, Daniel che è più taciturno di me ora è decisamente più sciolto e il programma ancora comune confluisce su una grigliata epica a Bovec, di strada per il rientro.

Il pensiero, mio e sicuramente anche di Daniel, va a Martina che si è dovuta chiamare out anche dal giorno prima per un problema alla schiena ma che mi ha supportato in pieno lo stesso, a Giacomo che non ci ha potuto raggiungere con sommo rammarico per cui si merita gli AUGURI per il compleanno anche in questo topic, e a Enrico che abbiamo lasciato solo per il giorno precedente e che comunque non ha esitato a fornirci mille informazioni sulle condizioni e sulle vie da seguire in basso, nonchè per l'idea dell'Alta Madre dei Camosci. Enrico tranquillo non avendola completata del tutto hai ancora formalmente la possibilità di fare la prima ripetizione per il curriculum! ;)

Dislivello: 1550m circa
Esposizione prevalente: Sud
Difficoltà Blachère: OSA
Difficoltà Volo-Toponeige: 5.2 E3
Difficoltà puntuale Traynard: S6
Difficoltà alpina: TD-
Punto d'appoggio: Bivacco invernale del Rifugio Corsi
Accesso: SP76 valle Rio del Lago
Prima e unica discesa integrale: Mauro Rumez 1 aprile 1995

Il circo del Fuart visto dalla Malga Grantagaar
Giochi di luce salendo verso le Madri dei Camosci
All'imbocco della parte ripida
Le nostre tracce a picco sul Corsi
In discesa dall'Alta Madre dei Camosci


 
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